Sui cessi pubblici
Mi chiedo se quando sono stati inventati i cessi con le fotocellule, il fottuto ingegnere fosse ubriaco o sotto gli effetti di un potente allucinogeno.
Ogni volta la stessa storia: metti le mani sotto il rubinetto e come per magia si apre l’acqua…poi dopo un paio di secondi, quasi come se le tue mani fossero state staccate di netto dal morso di un rottweiler, il getto d’acqua si affievolisce fino a scomparire. Da lì inizia un simpatico siparietto in cui lo sfigato di turno (io) comincia a spostare in modo spasmodico le mani davanti alla fotocellula, e l’acqua, quasi ad irriderlo, inizia a spegnersi ed accendersi con un’intermittenza regolare: si accende quando le mani non sono sotto il rubinetto e si spegne quando ce le metti. Neanche fossimo ad uno spettacolo di fontane danzanti ad Eurodisney…
Finito il dramma del rubinetto, con le mani ancora insaponate vai verso l’asciugatore, a cui ovviamente è stato sostituito il pulsante per l’accensione con una simpatica…fotocellula. E qui le reazioni si sprecano: dopo aver messo le mani sotto il bocchettone dell’aria calda (oh, pardon, il bocchettone da cui dovrebbe uscire l’aria calda) ricominci la tua danza dentro e fuori e quel coso, quasi lo sapesse, si attacca e si stacca a ritmi casuali rendendoti impossibile un’operazione semplice come quella di asciugarti le mani bagnate. Dio benedica le salviettine di carta.
Alla fine lanci una madonna e te ne vai strofinandoti le mani (bagnate e insaponate) nei jeans.
E io sono giunto a questa conclusione: in realtà gli specchi dei bagni sono come quelli dei film polizieschi, quelli in cui da dietro ti vedono benissimo ma a te sembra solo un normalissimo specchio. Ecco, dietro allo specchio da interrogatori, c’è l’omino che di solito pulisce i bagni che, dotato di una pulsantiera colorata, si diverte ad accendere e spegnere l’acqua e gli asciugatori a ritmi casuali.
E tutto questo solo perché l’hai fatta un po’ fuori dalla tazza…