CapoNord

Un fritto misto piemontese di freddure ben cotte

Questione di culo

Io ne sono convinto: è tutta questione di culo.

Sabato scorso volevo fare un salto allo ZenaCamp, giusto così per vedere cosa c’era di interessante, spinto più dalla curiosità che da altri interessi. Poi, per questioni che Michele sa, sono rimasto a casa e ne ho approfittato per guardare in streaming un paio d’ore di camp.  Dopo un po’ che lo guardo, mi sento quasi quasi fortunato a non esserci andato, visto che la noia è mortale e soprattutto il caos è totale e non si capisce nemmeno di cosa stia parlando lo speaker del momento.

E quando finalmente c’è un intervento degno di nota, in cui parla un professore universitario che fa riflessioni forse importanti, ecco che la camera si sposta altrove per seguire i nomi più noti del panorama bloggoso italiano…

Ma poi mi chiedo perché, come mai tanto baccano intorno a questi eventi (i barcamp) che secondo me (ma una qualsiasi mente oggettivalo dovrebbe ribadire) non contengono nulla di interessante e soprattutto nulla di importante: e a questo punto vedo la luce, e come nel film dei Blues Brother mi metto ad urlare come un deficiente davanti al monitor del mio portatile:

Il barcamp è una mostra: una mostra per mettersi in mostra.

E allora comincio a vedere tutto con altri occhi e mi diverto da matti, perché sento che tutti ribadiscono le stesse cose, di quanto sia figa la rete, il web 2.0, la folksonomy, la serendipity…Loro sono beta e invece gli altri sono ancora in alpha…lora c’hanno i caratteri da 24 punti sul loro sito. Oppure sono dei minimalisti da Arial 10. Nessuno dice nulla di davvero interessante sulla rete: il loro sforzo (parlo comunque di quella parte che è lì per ammirare e farsi ammirare, non di tutti ovviamente) è farsi conoscere per poi farsi linkare dagli altri. Perché se ti linka uno importante, allora c’è speranza. E nessuno considera minimamente che la maggior parte delle cazzate che scrive sul suo blog non interessa a nessuno. Ma basta fare un link in più, un +1 nel conto dei lettori del proprio feed rss, che subito il piacere e la felicità sono paragonabili a quelli di un amplesso amoroso. Perché l’obbiettivo è un altro…

Continuo quindi divertito a vedere gente che, inquadrata da RobinGood che gira con la sua telecamera e fa streaming dell’evento, non fa altro che leccargli i piedi e ringraziarlo per tutto quello che sta facendo e ha fatto per l’evento, sperando in un suo cenno, nella sua stima.

“Ti ringrazio infinitamente Robin per quello che fai, te lo ripeto quante volte vuoi…”

Tutto questo solo perchè lui, grazie ad un culo paragonabile solo a quello di Sacchi ai mondiali di USA ‘94, fattura con il suo blog, la bellezza di 200 mila euro l’anno. Sì, avete capito bene: 200.000 euro.

Chiariamo subito una cosa: stimo moltissimo (e soprattutto invidio a morte) RobinGood, ma penso che a lui sia semplicemente andata bene, molto bene. Questione di culo insomma. Perchè? Perchè non ha inventato nulla e non inventa nulla. Raccoglie informazioni e le ripropone, scrive qualche articolo sulle novità della rete che si trovano ovunque: non è una mente e le sue opinioni non credo influenzinogli andamenti dei mercati finanziari. Ma tant’è lui fa un sacco di click e con la pubblicità guadagna cinque volte quello che porta a casa un informatico medio in Italia, che si sbatte a risolvere problemi di integrazione tra sistemi complessi e si consuma al lavoro dalle 8 alle 10 ore al giorno. Come dargli torto quindi? Non si può, ha ragione lui, a lui è andata bene.

Ed è a questo punto che mi ritorna in mente la bolla della New Economy, un fenomeno che ho vissuto in prima persona e che a ripensarci mi stimola ancora una risatina isterica: anche in quel periodo a qualcuno è andata bene e si è fatto un sacco di soldi. Gli altri invece, dopo aver avuto un’illusione iniziale, sono stati cacciati a pedate nel più buio dei baratri…un’inculata tremenda insomma. E a qualcuno brucia ancora.

Quindi ragazzi, facciamo attenzione, l’esperienza insegna. Io per non sbagliare ordino un bel barattolo di vasella.